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Omicidio di Raffaele Cinotti, 7 aprile 1981

Mentre usciva dal portone della propria abitazione per recarsi sul posto di lavoro, Raffaele Cinotti, capoposto al reparto di isolamento giudiziario del carcere di Rebibbia, fu ucciso in un agguato terroristico, rivendicato dalle Brigate rosse. L'omicidio fu espressione - al pari di altri - della campagna di intimidazione del terrorismo di estrema sinistra sul "fronte carceri". Sul corpo dell'agente ucciso gli autori del fatto lasciarono un documento sulla "Campagna D'Urso", dal nome del magistrato direttore dell'Ufficio detenuti del Ministero della giustizia, rapito il 12 dicembre 1980 e del quale i brigatisti avevano diffuso una foto nella quale appariva con al collo la scritta «Organizzare la liberazione dei proletari prigionieri, smantellare il circuito della differenziazione» (ovvero il circuito penitenziario di rigore previsto per i terroristi).