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Omicidio di Riziero Enrico Galvaligi, 31 dicembre 1980

Riziero Enrico Galvaligi, generale di divisione dell'Arma dei carabinieri, fu ucciso a Roma il 31 dicembre 1980 da due terroristi delle Brigate rosse che, travestiti da postini, all'interno del palazzo dove abitava, gli esplosero contro numerosi colpi d'arma da fuoco da distanza ravvicinata. L'attentato fu rivendicato con un volantino delle Brigate rosse che fu fatto ritrovare, assieme a un comunicato sul sequestro del magistrato Giovanni D'Urso, sequestro iniziato il 12 dicembre di quell'anno e ancora in corso. Galvaligi era uno stretto collaboratore del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed era stato da questi nominato responsabile del Coordinamento dei Servizi di sicurezza per gli istituti di prevenzione e pena. Curava dunque la sorveglianza delle carceri di massima sicurezza, ove erano reclusi i terroristi più pericolosi; a dire dei terroristi, era inoltre colpevole di aver consentito, pochi giorni prima, l'intervento di gruppi speciali delle forze dell'ordine per riprendere il controllo dell'istituto penitenziario di Trani, che era in rivolta. Al pari del sequestro e dell'omicidio dell'agente Raffaele Cinotti, l'omicidio del generale Galvaligi si collocò in un momento caratterizzato da atteggiamenti di particolare violenza eversiva contro chi, a vario titolo, operava all'interno del sistema carcerario. Le Brigate rosse avevano deciso di aprire il "fronte carceri" per «organizzare la liberazione dei proletari prigionieri» e smantellare il circuito penitenziario di rigore che lo Stato aveva deciso di adottare per i terroristi. I processi accerteranno che il fatto era stato organizzato e compiuto da esponenti del gruppo terroristico che lo aveva rivendicato.