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Omicidio di Mario Amato, 23 giugno 1980

Il magistrato Mario Amato fu ucciso a Roma, il 23 giugno 1980, da appartenenti al gruppo terroristico eversivo di estrema destra Nuclei armati rivoluzionari (Nar) alla fermata dell'autobus che avrebbe dovuto portarlo in ufficio. A freddarlo fu un colpo alla nuca sparatogli da breve distanza. Nel volantino di rivendicazione, i Nar scrissero: «Oggi 23 giugno 1980 abbiamo eseguito la sentenza di morte emanata contro il sostituto procuratore Mario Amato, per le cui mani passavano tutti i processi a carico dei camerati». Gli autori e gli ideatori del fatto sono stati individuati e condannati. Alcuni di essi, nel confessare l'agguato, hanno ricostruito l'ambiente in cui era maturato e le sue ragioni. Dal 7 gennaio 1978, giorno in cui giovani militanti del Movimento sociale italiano vennero uccisi davanti alla sezione di via Acca Larentia, la violenza dei gruppi di estrema destra era aumentata e gli attentati si erano susseguiti. Mario Amato ritenne di valutare congiuntamente episodi apparentemente slegati fra loro e di cercare un filo conduttore, convincendosi che i gruppi eversivi di destra - malgrado la diversità delle sigle usate per rivendicare attentati e altre azioni violente - obbedivano a un'unica regia. Gli arresti che ordinò di eseguire fecero di lui un "obiettivo privilegiato" dei gruppi terroristici. Egli ne acquisì consapevolezza tanto più che fatti criminosi di poco precedenti all'attentato ai suoi danni (come l'omicidio degli agenti di Polizia Maurizio Arnesano e Francesco Evangelista) e le dichiarazioni allora rese da un arrestato, lo avevano convinto del livello di assoluta pericolosità e della strategia eversiva perseguita dai Nar.