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Omicidio di Valerio Verbano, 22 febbraio 1980

Verso le 13 del 22 febbraio 1980, tre ragazzi armati e con il volto coperto fecero irruzione nell'abitazione di Valerio Verbano, nel quartiere Montesacro di Roma. Legarono e imbavagliarono i genitori di Valerio, diciottenne attivista di Autonomia operaia, e attesero il ritorno da scuola del ragazzo per 50 minuti, durante i quali rovistarono nella camera da letto del giovane. Valerio tornò a casa, ma appena aperta la porta fu ucciso con un unico colpo, che gli recise l'aorta. L'omicidio fu rivendicato sia da formazioni estremiste di sinistra che di destra. Il Gruppo proletario rivoluzionario armato sostenne che il giovane era stato ucciso perché «servo della polizia»; i Nuclei armati rivoluzionari (Nar) sostennero invece di aver «giustiziato Valerio Verbano come mandante dell'omicidio Cecchetti», avvenuto un anno prima. I Nar aggiunsero particolari significativi sull'arma usata e, per questo motivo, le indagini privilegiarono la pista del "terrorismo nero". Inoltre, nel 1979, Valerio Verbano era stato arrestato perché sorpreso a fabbricare ordigni incendiari e nella sua stanza era stata rinvenuta una mappa ricostruttiva delle formazioni di destra operanti in Roma e dei loro militanti. I processi non consentiranno peraltro di individuare i responsabili dell'omicidio. Anche i collaboratori di giustizia non sapranno formulare specifici e convergenti addebiti a carico dell'uno o dell'altro dei componenti delle formazioni estremiste di destra.