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Omicidio di Emilio Alessandrini, 29 gennaio 1979

A Milano, il 29 gennaio 1979, attorno alle 8.30, dopo aver accompagnato a scuola il figlio Marco di otto anni, il magistrato Emilio Alessandrini si diresse verso la propria abitazione per parcheggiarvi l'auto e poi recarsi a piedi al palazzo di giustizia di Milano dove, dal 1968, svolgeva funzioni di sostituto procuratore della Repubblica. All'incrocio tra viale Umbria e via Muratori cinque persone, due delle quali armate, gli si avvicinarono esplodendogli contro otto colpi di pistola e uccidendolo all'istante. Il giorno successivo all'omicidio, Walter Tobagi, il giornalista che sarebbe stato a sua volta ucciso da terroristi, scrisse sul «Corriere della Sera»: «Sarà per quella faccia mite, da primo della classe che ci lascia copiare i compiti, sarà per il rigore che dimostra nelle inchieste, Alessandrini è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare; era un personaggio simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti, ma intransigenti, né falchi chiacchieroni, né colombe arrendevoli».
Gli autori dell'attentato, appartenenti al gruppo terroristico di estrema sinistra Prima linea, furono individuati e condannati nell'ambito di un processo, a carico di oltre 100 imputati, che ripercorse la folle attività svolta in quegli anni da quella organizzazione.