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Omicidio di Roberto Scialabba, 28 febbraio 1978

Militanti del gruppo di estrema destra Nuclei armati rivoluzionari (Nar) si recarono poco dopo le 23 del 28 febbraio 1978 in piazza Don Bosco, nel quartiere romano Appio-Tuscolano e, scesi da una vettura, iniziarono a sparare sui ragazzi seduti sulle panchine dei giardinetti. Roberto Scialabba, giovane militante di Lotta continua, cadde a terra ferito; un membro del commando lo finì con un colpo alla testa. Suo fratello riuscì a fuggire anche se ferito. Qualche ora dopo, la sigla Gioventù nazional popolare - dietro la quale si celavano i Nar - si attribuì con una telefonata al quotidiano «Il Messaggero» la responsabilità dell'omicidio, affermando di aver voluto vendicare l'agguato alla sezione del Msi di via Acca Larentia. Per diverso tempo l'omicidio venne però considerato un regolamento di conti tra bande rivali per il controllo del mercato dell'eroina in quella zona di Roma. Solo anni dopo le dichiarazioni rese da esponenti del gruppo eversivo cui il fatto era riferibile consentiranno di far luce sull'omicidio e i suoi autori.

I processi accerteranno, in particolare, che l'omicidio era stato compiuto proprio per vendicare  l'agguato di via Acca Larentia avvenuto poco più di un mese prima che, secondo voci raccolte in carcere, era da addebitarsi ai "rossi" di San Giovanni Bosco. L'omicidio era stato anche l'occasione per ricordare Mikaeli (Mikis) Mantakas, il giovane neofascista greco ucciso tre anni prima, durante gli scontri tra militanti di destra e di sinistra in occasione del processo per la strage di Primavalle in cui erano morti Virgilio e Stefano Mattei. L'omicidio di Roberto Scialabba segnò l'inizio di una nuova fase della violenza politica dell'estremismo di destra innescata dai fatti di via Acca Larentia.