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Omicidio di Riccardo Palma, 14 febbraio 1978

A Roma, il 14 febbraio 1978, Riccardo Palma, magistrato e capo dell'Ufficio edilizia penitenziaria della Direzione generale degli Istituti di prevenzione e pena del Ministero della giustizia, stava salendo sulla propria auto quando fu colpito da una raffica di mitra. Fu raggiunto da diciassette colpi e morì immediatamente. I due attentatori fuggirono a bordo di una vettura condotta da un complice. L'attentato fu rivendicato dalle Brigate rosse con un comunicato diffuso in varie città, nel quale si attaccava il magistrato nella sua veste di capo dell'Ufficio ministeriale che si occupava di edilizia penitenziaria, sostenendo che stava perseguendo una «progettazione scientifica della distruzione totale dei comunisti e dei proletari detenuti attraverso l'applicazione nelle carceri delle più moderne tecniche sperimentate dall'imperialismo internazionale».

L'omicidio fu eseguito da un gruppo di fuoco delle Brigate rosse cui era affidato il compito di progettare e compiere attentati contro magistrati e forze dell'ordine. L'omicidio del magistrato Palma si iscrisse nella stessa logica di quelli di Girolamo Tartaglione e Girolamo Minervini. Tutti e tre i magistrati si occupavano del settore penitenziario o, più in generale, della gestione della pena.

I processi accerteranno che l'omicidio di Riccardo Palma e quello di Girolamo Tartaglione erano accomunati anche dalla identità della struttura che li aveva eseguiti.