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Omicidio di Fulvio Croce, 28 aprile 1977

Il 28 aprile 1977 l'avvocato Fulvio Croce fu affrontato, nell'androne dello stabile ove aveva sede il suo studio torinese, da un commando composto da due uomini e una donna e fu ucciso con cinque colpi di pistola. L'omicidio fu rivendicato dalle Brigate rosse con una telefonata al quotidiano «La Stampa» e all'Ansa. In qualità di presidente dell'ordine, Fulvio Croce aveva assunto la difesa di ufficio dei brigatisti rossi al processo di Torino, che doveva iniziare qualche giorno dopo. Per invalidare il processo, i terroristi avevano ricusato sia i difensori di fiducia che quelli di ufficio nominati dal presidente della Corte di assise. L'uccisione  di Croce determinò un ulteriore grave stato di tensione, che portò al rinvio del processo «per impossibilità di costituire una giuria popolare». Il processo sarà ripreso tempo dopo, ma prima e durante la sua celebrazione altre persone verranno uccise: dagli investigatori Antonio Esposito e Rosario Berardi, al vicedirettore del quotidiano «La Stampa», Carlo Casalegno. Poco più di un mese prima dell’omicidio di Fulvio Croce, era stato ucciso anche il brigadiere Giuseppe Ciotta, un altro degli investigatori direttamente coinvolti nella istruttoria del processo.