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La strage alla Questura di Milano, 17 maggio 1973

Il 17 maggio 1973 si tenne - presso la Questura di Milano e alla presenza del Ministro dell'interno, Mariano Rumor - la cerimonia commemorativa del primo anniversario della morte del commissario Luigi Calabresi. Verso le 11, al termine della cerimonia, un uomo scagliò una bomba a mano che uccise quattro persone e ne ferì circa cinquanta. L'attentatore fu immediatamente arrestato. Affermò di aver agito da solo perché mosso dalla propria scelta ideologica di «anarchico individualista». Tempo dopo si accerterà che l'attentato era stato voluto e realizzato dal gruppo di estrema destra denominato "Ordine nuovo". Gli intenti erano quello di "punire" Mariano Rumor per avere promosso lo scioglimento della organizzazione in applicazione della "legge Scelba" (che vietava la riorganizzazione del disciolto partito fascista) e quello di «determinare - come effetto mediato - uno stato di caos e di tensione che avrebbe reso possibili una svolta autoritaria nel governo della Nazione e la emanazione di leggi di emergenza». Alla condanna dell'attentatore colto in flagranza non seguiranno, all'esito dei numerosi processi, anche le condanne degli esponenti di Ordine nuovo, che l'accusa e alcune sentenze di merito avevano individuato come autori della strage. Nel 2005, la Corte di cassazione dirà: «Deve ritenersi dato storico, oltre che processuale, ormai incontestabilmente accertato, la "provenienza" dell'attentato […] da esponenti di Ordine nuovo che avevano utilizzato chi fu arrestato in flagranza, legato a loro da vincoli antichi di vario tipo, al fine di mimetizzare la vera matrice dell'attentato e di accreditare la tesi della matrice anarchica che era insita nella strategia della tensione voluta da Ordine nuovo». La Corte di cassazione aggiungerà peraltro che la posizione "eminente" ricoperta dagli accusati all'interno della organizzazione Ordine nuovo non poteva costituire elemento di prova sufficiente per la condanna, ma solo un «indizio di partenza bisognoso di ulteriori riscontri, nella specie non emersi». Secondo la Corte, le indagini non avevano chiarito, in particolare, il tipo di procedura che Ordine nuovo adottava per le sue decisioni; non poteva quindi affermarsi che gli imputati avevano concretamente agevolato la realizzazione del gravissimo crimine.