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VI.TE - Milano e la Lombardia alla prova del terrorismo

 
 «Perché tanta violenza?». Una parte dell\'allestimento della mostra a Bresso (MI), 28 novembre 2009.

«Perché tanta violenza?». Una parte dell'allestimento della mostra a Bresso (MI), 28 novembre 2009.

 
 

Un percorso emotivo

«Per esporre e parlare del dolore e della paura in quegli anni, abbiamo creato un percorso emotivo, prima che culturale, un viaggio interiore fatto di domande – racconta Michela Spinola, socio fondatore dello studio Well Made Factory e curatrice della mostra –. Dovevamo ripercorrere la cronistoria degli "anni di piombo" in Italia, quando sembrava che dettassero legge ideali folli e strategie politiche irrazionali. Per questo abbiamo messo in scena la cosa che in assoluto la nostra razionalità non può concepire e che pure, dolorosamente, è accaduto in quegli anni: per alcuni il tempo si è fermato, bloccando e fissando per sempre le VI.TE nella memoria di chi, in un istante, ha perso una persona cara, o di chi ha visto la propria vita cambiare, per sempre». 

Un racconto-cronaca posto in essere dalle stesse vittime, vite bruscamente interrotte da accadimenti tragici che hanno cambiato irreversibilmente la storia del nostro Paese. Le cromie dominanti dell’'llestimento sono il nero, colore della paura e dell'ignoto, il rosso del pathos e della paura nonché il bianco, richiamo cromatico della memoria. 

 
 
 Fortunato Zinni, Sindaco di Bresso, scrive sulla "parete lavagna", nel giorno dell\'inaugurazione della mostra. Bresso (MI), 28 novembre 2009.

Fortunato Zinni, Sindaco di Bresso, scrive sulla "parete lavagna", nel giorno dell'inaugurazione della mostra. Bresso (MI), 28 novembre 2009.

 
 

 La "parete lavagna"

Il percorso espositivo si è articolato in due sezioni, la "strategia della tensione" del terrorismo stragista e "l'agire mirato" di quello brigatista. Differente è la logica narrativa nelle due aree. Nella area delle stragi si è deciso di porre l'accento sul concetto di istante e di destino. Nell’area degli agguati brigatisti, il concetto cardine è stato invece la passione: la vittima diviene bersaglio in quanto animata in vita da forti passioni o ideali, spesso scomodi, opposti alle folli logiche del brigatismo. Fotografie e letture si sono alternate ad installazioni tematiche attraverso le quali la memoria si fa esperienza e la riflessione diviene emozione. Una sorta di viaggio interiore fatto di domande in divenire, concluso con una grande "parete lavagna" dove ognuno ha potuto lasciare un pensiero, un ricordo o una testimonianza diretta, un personale contributo alla costruzione di una memoria collettiva.

 
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